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mercoledì, 13 maggio 2009 at 17:21
Mi sento il cuore pesante come un macigno.
Smetterla di donarsi agli altri e regolare i miei perchè.
Credo di aver bisogno di qualcuno come me.
Lovlin ♠
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giovedì, 07 maggio 2009 at 11:43
Per la prima volta nella mia vita ho trovato Dio.
Ma adesso voglio nasconderlo.
(l'amor carnale, non il dolore)
Lovlin ♠
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lunedì, 04 maggio 2009 at 18:25
Ho paura di mettere in scena troppi personaggi, ogni volta credo di non riuscire ad esprimerne l'interezza, le varie sfaccettature che li compongono, i ruoli e le abitudini, senza renderli banali stereotipi. Però vivono nella mia mente e, cannibali, si nutrono di altre mie creazioni; come sagome di Goldoni, ombre nere su uno sfondo luminoso, discutono e si rincorrono, si amano e ci uccidono, o forse si amano uccidendosi. Non c'è chiarezza, e non la trovo mai, perchè con molta difficoltà mi dò lo spazio e il tempo di provare, inventare qualcosa che arricchisca me stessa e gli altri, qualcosa che mi rappresenti. Ogni qualvolta un pensiero affluisce dalla mia testa, loro lo ripetono a canone come coristi impazziti, ma io, puntualmente, li zittisco, e invece di scrivere, taccio. E sogno, a dire il vero. Così i risultati sono una serie di riflessioni sconnesse ed impersonali, come questa, dal taglio grezzo e seghettato, che hanno lo stesso gusto della carta sporca d'inchiostro. Quando concluderò quel dannato progetto che da ormai un anno mi porto appresso, prometto che creerò qualcosa con più di due personaggi. Rischierò!
Lovlin ♠
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lunedì, 04 maggio 2009 at 18:18
Corre.
Corre tra i prati sconfinati, i casolari diroccati, i viali alberati, tra i fiori di campo, l'erba frusciante, la terra rivoltata di fresco, le rade abitazioni, corre tra le nuvole e il cielo, tra l'aria e il terreno, Giuditta.
Sta correndo, affonda le scarpe nel suolo polveroso, mentre annusa l'aria di fieno che caratterizza quei pochi istanti felici della sua vita, i soli ricordi di momenti generosi con lei, tra esperienze che ormai sembrano appartenere ad altre persone.
Ferma per un istante la musica, il cuore rallenta, ed è come mettere in pausa l'esistenza.
Perchè sta correndo?
Mi volto, ed è come se vedessi tutto il mio passato, tutto il dolore, tutte le prove, le esperienze, i malintesi e le preghiere inutili inseguirmi. La paura che riaccada, adesso, ora, il più presto possibile, è tanta. L'unica cosa che so fare è scappare stavolta, lontano. Niente può fermarmi, tengo in mano le redini della mia vita, ed è così bello. Sono quasi una persona nuova.
Ogni passo è un balzo, un po' di polvere si solleva, la respiro e la ricaccio fuori. Non rallento, per nessuna ragione. Me ne vado, me ne vado!
Appena la certezza ti ricopre come una benda, il cacciatore, dal suo capanno nel bel mezzo della campagna, ti spara ad una gamba. Ed io cado, sanguinante. Avanzo strisciando, ma fa male, non riesco a camminare.
Quando mi volto, è ormai troppo tardi, ed è tornato tutto. La felicità si è slacciata dal guinzaglio e corre, veloce, senza di me.
Aspettami, amica mia.
Libertà, aspettami.
Lovlin ♠
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sabato, 18 aprile 2009 at 13:00
Sur mes cahiers d'écolier
Sur mon pupitre et les arbres
Sur le sable sur la neige
J'écris ton nom
Sur toutes les pages lues
Sur toutes les pages blanches
Pierre sang papier ou cendre
J'écris ton nom
Sur les images dorées
Sur les armes des guerriers
Sur la couronne des rois
J'écris ton nom
Sur la jungle et le désert
Sur les nids sur les genêts
Sur l'écho de mon enfance
J'écris ton nom
Sur les merveilles des nuits
Sur le pain blanc des journées
Sur les saisons fiancées
J'écris ton nom
Sur tous mes chiffons d'azur
Sur l'étang soleil moisi
Sur le lac lune vivante
J'écris ton nom
Sur les champs sur l'horizon
Sur les ailes des oiseaux
Et sur le moulin des ombres
J'écris ton nom
Sur chaque bouffée d'aurore
Sur la mer sur les bateaux
Sur la montagne démente
J'écris ton nom
Sur la mousse des nuages
Sur les sueurs de l'orage
Sur la pluie épaisse et fade
J'écris ton nom
Sur les formes scintillantes
Sur les cloches des couleurs
Sur la vérité physique
J'écris ton nom
Sur les sentiers éveillés
Sur les routes déployées
Sur les places qui débordent
J'écris ton nom
Sur la lampe qui s'allume
Sur la lampe qui s'éteint
Sur mes maisons réunis
J'écris ton nom
Sur le fruit coupé en deux
Dur miroir et de ma chambre
Sur mon lit coquille vide
J'écris ton nom
Sur mon chien gourmand et tendre
Sur ses oreilles dressées
Sur sa patte maladroite
J'écris ton nom
Sur le tremplin de ma porte
Sur les objets familiers
Sur le flot du feu béni
J'écris ton nom
Sur toute chair accordée
Sur le front de mes amis
Sur chaque main qui se tend
J'écris ton nom
Sur la vitre des surprises
Sur les lèvres attentives
Bien au-dessus du silence
J'écris ton nom
Sur mes refuges détruits
Sur mes phares écroulés
Sur les murs de mon ennui
J'écris ton nom
Sur l'absence sans désir
Sur la solitude nue
Sur les marches de la mort
J'écris ton nom
Sur la santé revenue
Sur le risque disparu
Sur l'espoir sans souvenir
J'écris ton nom
Et par le pouvoir d'un mot
Je recommence ma vie
Je suis né pour te connaître
Pour te nommer
Liberté.
Paul Eluard
Lovlin ♠
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mercoledì, 08 aprile 2009 at 18:59
Ci sono cose che restano uguali tutta la vita. Sono emozioni, reazioni, impressioni, pensieri, comportamenti, parole, filosofie, delusioni, sogni, desideri, paure, rancori, amori che non se ne vanno mai, neanche quando crediamo di essercene liberati. Stanno immobili, addensate sul fondo del nostro cuore, in attesa di essere liberate. Per questo comprendo solo in parte l'inadeguatezza e lo sconforto che persone appartenenti ai periodi peggiori della mia adolescenza scatenano in me salutandomi soltanto. Finalmente riesco ad accettarmi per quello che sono e voglio essere, sempre cercando di fare il meglio ma non distruggendomi. E perchè un semplice sguardo deve scacciare via la felicità dal mio corpo come un tornado? Passa come una furia, scompiglia i capelli, fa accellerare il battito, tremare le gambe, perdere l'equilibrio, quando è forte, e poi lascia un'immensa sensazione di vuoto e tristezza. A volte vorrei essere maturata prima, non essere stata così infantile, perchè forse ora vivrei meglio la mia vita.
Ma tutto serve per imparare, meglio fare più esperienze possibili. Odio immensamente questo post, mi fa solo venire in mente quante cose mi viene voglia di scrivere durante la giornata, e quante poche io effettivamente ne butti giù. Intanto, grazie Allevi...
Lovlin ♠
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venerdì, 27 marzo 2009 at 21:37
« Senti, non guardarmi con quella faccia » . « Tu rispondi » .
Continuava a guardare dritto davanti a sè, oltre il volante, oltre la macchina, oltre la strada, oltre il nostro viaggio. Aveva sempre quel mezzo sorriso indecifrabile addosso, un misto tra ilarità, tristezza e ribrezzo.
« A che gioco stai giocando? » chiesi. Per un attimo mi sembrò che il suo occhio si posasse su di me con la leggerezza di una piuma, e quello dopo, eccola che già se n'era volata via. Poi, così come giunge un temporale nel bel mezzo dell'estate, quando la freschezza della pioggia ti uccide con la sua imprevedibilità nel bel mezzo dell'arsura del lavoro in giardino, e i lampi la notte rombano e nitriscono inferociti, sbattè la mano sulla portiera e gridò: « Cazzo, finiscila! Io non sto facendo proprio niente ». « Certo, sono io la provocatrice, la donna peccatrice, sono la piccola Eva del futuro che tutti sognano. Sono la figlia del diavolo che vuole farti perdere il senno e sedurti, per poi vendere la tua anima come ho fatto con tanti altri. Preferisci questa versione della storia? ».
« Basta ». Iniziai a giocherellare con la cintura di sicurezza. Volevo scendere, trascinarlo fuori e costringerlo a guardarmi negli occhi: gli avrei mostrato tutte le mie carte, assi, cuori, regine, picche e jolly, se solo me lo avesse chiesto. Il silenzio intanto lo aveva ingoiato di nuovo. « Io credo di aver smesso di giocare da quando sono scesa da quel maledettissimo treno ». Ancora niente. « La partita è finita ». Avrei voluto chiedergli chi aveva vinto, ma preferii tacere. Senza saperlo, mi stava strappando il cuore, massacrando, sbranando, lacerando, aprendo e svuotando come una misera sacca di carne. In pochi attimi avrei perso tutto, anche quel poco di dignità che restava impressa sulla pelle. Ad un tratto si fermò sul ciglio della strada, e scese dall'auto ancora prima di tirare il freno a mano. Le bottiglie di vino e i sacchetti della spesa nel bagagliaio si rovesciarono con un rumore fragoroso. Camminò per un po' intorno, calciando i sassi con forza, e passandosi le mani tra i capelli illuminati dal Sole. In quel momento non erano più neri, ma assumevano una tavolozza di sfumature incredibili e meravigliose: dal blu oltremare al castano intenso, dal nero corvino al testa di moro. Si appoggiò al cofano con le braccia conserte ed io lo seguii, piazzandomi davanti a lui. Se avessi potuto, mi sarei gettata sul suo petto come una bambina. « Ti prego non... Andare ». Non riuscii a fermare quelle parole, che scorsero dalle mie labbra come un fiume in piena. Quando alzò la testa, capii che stava davvero soffrendo. « Dio... » sussurrai. Perchè Dio, Dio non c'entra, Dio non esiste, Dio non l'avevo nominato mai.
« Se mi tocchi muoio, ti prego. Sei sicura che non verrai con me? Non c'è speranza che tu venga? Dimmi soltanto questo ». « No - risposi - No, caro, no ».
Lovlin ♠
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giovedì, 26 marzo 2009 at 13:03
Il dolore ci rende egoisti.
Ma l'egoismo ci addolora o rallegra?
Lovlin ♠
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domenica, 22 marzo 2009 at 20:59
Voglio pensare che sia tutto uno scherzo, perchè sarebbe più facile, e meno doloroso. Non so più cosa siano queste cosiddette coincidenze, o sorprese, o solo aspettative. Inizia tutto dal primo fiore di primavera nella valigia, passando dal Joker sul tuo braccio e da un tatuaggio, per finire con una canzone avuta sempre sotto gli occhi dal lieto fine inaspettato.
L'unica cosa che continua a riemergere dalla memoria fresca di questi ultimi giorni è il tuo sguardo, non più superficiale e repentino, ma profondo, reale, diverso, quando sono uscita con addosso le farfalle. E continuo a odiare e amare la vita allo stesso tempo per tutto questo, perchè le lacrime del treno, stasera, erano tutto fuorchè forzate.
Grazie.
Time, is going by, so much faster than I,
And I'm starting to regret not spending all of here with you.
Now I'm, wondering why, I've kept this bottled inside,
So I'm starting to regret not telling all of this to you.
So if I haven't yet, I've gotta let you know...
Never gonna be alone!
From this moment on, if you ever feel like letting go,
I won't let you fall...
And now, as long as I can, I'm holding on with both hands,
'Cause forever I believe that there's nothing I could need but you,
So if I haven't yet, I've gotta let you know...
When all hope is gone, I know that you can carry on.
We're gonna see the world out,
I'll hold you 'til the hurt is gone.
Oh!
You've gotta live every single day,
Like it's the only one, what if tomorrow never comes?
Don't let it slip away,
Could be our only one, you know it's only just begun.
Every single day,
Maybe our only one, what if tomorrow never comes?
Tomorrow never comes...
Time, is going by, so much faster than I,
And I'm starting to regret not telling all of this to you.
So if I haven't yet, I've gotta let you know...
I'm gonna be there always,
I won't be missing one more day.
Lovlin ♠
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mercoledì, 18 marzo 2009 at 20:13
Keep you in the dark you know they all pretend
Keep you in the dark and so it all began
Send in your skeletons
Sing as their bones go marching in again
They need you buried deep
The secrets that you keep are ever ready
Are you ready?
I’m finished making sense
Done bleeding ignorance at home defense
Spinning and spinning deeper
The wheel is spinning me
It’s never ending
Never ending
Same old story
What if I say I’m not like the others
What if I say I’m not just another one of your plays
You’re the pretender
What if I say I will never surrender
I’m the voice inside your head
You refuse to hear
I’m the face that you have to face
Mirroring your stare
I’m what’s left
I’m what’s right
I’m the enemy
I’m the hand that took you down
Bring you to your knees
So who are you?
Lovlin ♠
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Endless
« Tales to tell. »
Non esistono certezze, ma solo illusioni. Quindi, illudiamoci. So che ci sarà un futuro di domande, per me, là fuori, alle quali probabilmente cercherò di dare una risposta. Ma quello che voglio ora e soltanto riempirmi la testa di interrogativi, fino a farmi mancare l'aria, e poi partire, andare via, per trovare l'unico concetto che io abbia mai cercato. Me stessa.
Utility
People.
*loading*
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